Licenziamenti collettivi

 

Licenziamenti collettivi

Interessante pronunzia della S.C. nella materia dei licenziamenti collettivi e, segnatamente, con riferimento alla natura della comunicazione prescritta dall’art. 4 c. 9 L. 223/1991 che, come noto, prevede: “Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facoltà di licenziare gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi, l’elenco dei lavoratori licenziati, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’art. 5 c. 1, deve essere comunicato per iscritto all’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l’impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma 2”.

Nella fattispecie, il datore di lavoro, nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, aveva effettuato la comunicazione finale prescritta ex lege omettendo tout court ogni indicazione in ordine alle modalità con le quali erano stati applicati i criteri di scelta di cui all’art. 5 della medesima legge (ovvero, come noto, carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico produttive e organizzative). La Corte d’Appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza emessa in primo grado, aveva ritenuto il licenziamento illegittimo, annullandolo, e condannando il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nonché al risarcimento del danno nella misura di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, ex art. 18 c. 4 L. 300/1970 (come modificato dall’art. 1 L. 92/2012).

 

La Corte di Cassazione, nella sentenza in esame, ha rigettato il ricorso proposto dalla Società datrice di lavoro, con il quale questa aveva denunziato violazione, erronea o falsa applicazione del regime di tutela (indennitaria/risarcitoria anziché reintegratoria), affermando il principio per il quale “la totale mancanza di indicazione dei criteri di scelta e delle modalità di applicazione di essi non può che risolversi nella illegittimità dei licenziamenti, confluendo in tal caso la violazione formale in una sostanziale, trasformando in sostanza il licenziamento collettivo, soggetto alla rigorosa procedura di controllo prevista dalla legge, in un licenziamento <<ad nutum>>, ove solo resta irrilevante la ragione del recesso, non potendo soggetti destinatari della comunicazione, e neppure il giudice, minimamente valutare la correttezza e legittimità del recesso, anche sotto il profilo discriminatorio, perché la selezione dei lavoratori da licenziare potrebbe essere arbitrariamente effettuata senza il rispetto dei criteri di oggettività e trasparenza”.

 

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